La nuova polemica scatenata dalle parole dell’Assessore Marrone sul direttore del Museo Egizio, Christian Greco, si somma ad una serie di polemiche che negli ultimi anni hanno interessato questa eccellente istituzione culturale torinese di rilievo internazionale. A partire dall’accusa di “razzismo al contrario”, mossa dagli esponenti di Fratelli d’Italia, Meloni in primis, in occasione dell’iniziativa rivolta ai cittadini di lingua araba lanciata dalla Direzione del Museo. Passando per la nomina di stampo leghista del Daniele Goglio, una figura non troppo “idonea”, nel cda della Fondazione, fino al “volontario” rifiuto di nomina del prof. Tiradritti, oggetto di lungo dibattito in Commissione consiliare e di una nostra interrogazione.
Ma non possiamo nemmeno dimenticare la modifica dello Statuto del Museo, approvata dal centrodestra, che ha spalancato le porte del terzo mandato da Presidente a Evelina Christillin.
Insomma: quando la politica si occupa di cultura, difficilmente lo fa per annunciare iniziative di sostegno e promozione o per sottolinearne l’importanza in quanto strumento di crescita, coesione ed evoluzione della società. L’interesse è sempre uno: le poltrone.
Cogliamo però l’aspetto positivo della questione: finalmente, dopo una legislatura in cui il tema è passato completamente in secondo piano e quasi scomparso dall’ordine del giorno del Consiglio, torniamo a parlare di cultura. Certo, ci piacerebbe poterlo fare in modo diverso, magari confrontandoci con la Giunta per capire lo stato di salute delle numerosissime realtà diffuse sul territorio e che, magari, da mesi attendono i contributi della Regione. Realtà che forse non risultano appetibili per il sistema di potere che da decenni viene conteso da centrodestra e centrosinistra, ma che risultano fondamentali per poter garantire attività culturali ai cittadini piemontesi.

Francesca Frediani

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