Dall’Europa duro colpo per i sostenitori degli inceneritori: dal 2026 chi brucia dovrà pagare le emissioni

Dall’Europa arriva l’ennesimo duro colpo per i sostenitori ad oltranza degli inceneritori.
Dal 2026 le aziende dei rifiuti dovranno acquistare crediti di emissione per ogni tonnellata di CO2 emessa durante il trattamento di rifiuti domestici, aziendali e industriali. L’inclusione degli inceneritori all’interno di questo mercato, denominato ETS (Emission Trading System), è stato approvato ieri dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo e se la proposta (come probabile) dovesse essere confermata e se la Commissione europea facesse seguire una direttiva, tutti i progetti di sviluppo di nuovi impianti di incenerimento dovranno essere completamente rivalutati.

Lo sa bene la Danimarca che ha in piano di dismettere un terzo dei propri impianti.

Questo costo aggiuntivo all’incenerimento rappresenterà un pesante incentivo per tutte le forme più sostenibili di gestione dei rifiuti, dal riciclo, al riuso fino allo zero waste, che diventeranno ancora più competitivi dell’incenerimento.

Il raddoppio delle emissioni di CO2 fossile degli impianti di incenerimento è passato inosservato e non affrontato per decenni: a maggior ragione oggi ha ancora meno senso parlare di nuovi inceneritori in Piemonte, né a Novi, né a Cavaglià né altrove. Rinnoviamo infatti tutto il nostro sostegno alle associazioni e agli enti che oggi si oppongono alla costruzione del nuovo impianto Cavaglià.

A conclusione, ricordiamo che tutte le attività di incenerimento dei rifiuti sono state anche escluse dalla tassonomia della finanza sostenibile in quanto i relativi investimenti sono considerati insostenibili all’interno dell’Unione Europea.

Giorgio Bertola

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